Sfruttamento del lavoro

Diritti, minori, salari, salute e sicurezza

Il lavoro è secondo gli economisti il fattore produttivo per eccellenza che entra direttamente e indirettamente nella produzione di tutti i beni (merci e servizi) e ne costituisce gran parte del valore economico e commerciale. In condizioni ideali, il lavoratore trae dal proprio lavoro un beneficio economico (poichè gli permette la sussistenza) e di elevazione personale (poiché incide nella formazione dell'identità sociale e dell'immagine di Sè). Negli ultimi decenni però, con i processi di globalizzazione, le imprese, per essere competitive e rispondere in modo tempestivo e il più possibile economico alla domanda dei mercati, hanno iniziato ad attuare delle politiche di produzione sempre più indirizzate alla massimizzazione dei profitti e sempre meno attente alle condizioni dei lavoratori. Si è iniziato così ad assistere ad una delocalizzazione delle imprese produttrici nei paesi in via di sviluppo dove i salari sono più bassi e i diritti dei lavoratori meno tutelati e rispettati. Orari di lavoro insostenibili (12-15 ore al giorno), lavoro minorile (i bambini vengono preferiti agli adulti perchè hanno meno pretese e sono più docili), assenza di misure di sicurezza, provvedimenti disciplinari arbitrari (punizioni corporali e/o psicologiche, ingiurie), salari pressochè ridicoli e non proporzionati, oltre ovviamente alla totale mancanza di istituzioni di rappresentanza sindacale e previdenziale, rappresentano l'ormai diffuso fenomeno dello sfruttamento del lavoro.
Secondo le stime dell' ONU, in Indonesia il salario minimo (2,1 dollari al giorno) non basta neanche a soddisfare i bisogni vitali. In Cina 10 milioni di detenuti lavorano nei campi di prigionia senza alcun diritto; sempre in Cina nel 1993 ci sono stati 20.000 morti in incidenti sul lavoro per l'assenza di misure di sicurezza. In Bangladesh le operaie lavorano dalle 8 del mattino alle 11 di sera, 7 giorni la settimana, 30 giorni al mese, guadagnando dai 7 ai 10 dollari al mese. In Costa Rica 15.000 lavoratori agricoli sono diventati sterili per l'irrorazione di pesticidi. 120 milioni di bambini dai 5 ai 14 anni che lavorano a tempo pieno, anche fino a 11 ore al giorno per 6 o 7 giorni la settimana tutto l'anno, vivono lontano dalla famiglia e dormono nelle stesse fabbriche dove lavorano. In Bangladesh un quarto della popolazione infantile lavora nella produzione di tappeti e tessuti pregiati per l'occidente. In Thailandia un terzo della forza lavoro è costituita da bambini: producono i giocattoli che regaliamo ai nostri figli. In Africa lavorano 4 bambini su 10, nei paesi in via di sviluppo la media è di 1 su 4.

Come consumatori, possiamo opporci a questa situazione richiedendo alle aziende produttrici il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori attraverso campagne di sensibilizzazione e con le nostre scelte negli acquisti. Nei nostri acquisti possiamo preferire le aziende che producono nel rispetto dei lavoratori con la consapevolezza che il nostro consumo è legato direttamente al lavoro di chi produce i beni che acquistiamo, ed è quindi uno strumento efficace per influire sul rispetto delle condizioni di lavoro in tutto il mondo.


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