Pesca del tonno

Molte specie di tonno sono a rischio estinzione e i metodi di pesca selvaggia minacciano tutto l'ecosistema marino

Il tonno in scatola è la riserva ittica più comune nelle case degli italiani, pochi però sono a conoscenza delle metodologie di pesca indiscriminata e troppo spesso illegali che minacciano molte specie e l'intero ecosistema marino. Il tonno utilizzato nelle scatolette che vengono vendute sul mercato europeo proviene prevalentemente dall'Oceano Pacifico o dall'Oceano Indiano, dove vivono diverse specie di tonno. La specie più abbondante è il tonnetto striato (Katsuwonus pelamis) molto usato in Nord Europa e per ora in buona salute seppur con alcuni accenni di declino. Ben diversa invece è la situazione di altre due specie molto pescate: il pinna gialla (Thunnus albacares) diffuso soprattutto in Italia ed il tonno obeso (Thunnus obesus). Entrambe le specie mostrano chiari segnali di sovrasfruttamento che mette a rischio la sopravvivenza della specie.

Purtroppo il problema non si limita al solo sfruttamento incontrollato del tonno ma si aggrava moltissimo con i sistemi di pesca utilizzati dai pescherecci certamente poco soggetti a regolamentazioni e controlli. In particolare due sistemi di pesca minacciano pesantemente non solo le specie di tonno in estinzione ma anche altre specie completamente diverse, e con esse tutto l'ecosistema marino:

I FAD ("sistemi di aggregazione per pesci" dall'inglese "Fishing Actractive Devices") sono oggetti galleggianti che attirano i tonni in modo da concentrarli in un unico punto e pescarli in massa con le reti a circuizione. Purtroppo nelle reti finiscono anche molti esemplari giovani di tonno con conseguente danno al ripopolamento, e varie specie minacciate come tartarughe marine, squali. I FAD ad oggi sono usati nel 70% della pesca del tonno e circa il 10% del pesce pescato con questo sistema non è tonno ma altre specie.

In alternativa ai FAD si usano i palamiti, cavi in nylon lunghi fino a 100 Km con attaccate numerose lenze più corte (fino a 3000) terminanti con un amo. Questo metodo di pesca causa la morte di tantissimi altri animali (tra cui molti in via di estinzione) come uccelli acquatici, squali, mante e tartarughe. Solo nell'Oceano Pacifico centrale e occidentale la mortalità di squali annuale è stimata tra 500 mila e 1.4 milioni di esemplari.

Alcuni produttori hanno adottato, in special modo dopo l'inizio di una apposita campagna di Greenpeace, dei criteri più rigidi nella provenienza e selettività del tonno, e nella modalità di pesca (con lenza ed amo). La normativa europea infatti non obbliga le aziende ad esplicitare il tipo di tonno contenuto nelle scatolette, tanto che un'analisi condotta sempre da Greenpeace mostra come il tonno che acquistiamo sia composto da più specie diverse (in qualche caso anche delfini) e che comprando la stessa marca, circa una volta su 3 portiamo a casa un prodotto diverso dato dal tonno più a basso costo disponibile in quel momento sul mercato.

L'indagine di Greenpeace denominata Tonno in trappola è stata svolta sulle più importanti aziende del settore del tonno in scatola in Italia, prendendo in considerazione 14 marchi, e permettendo di stilare una classifica in base ad una serie di precisi criteri tra i quali la tracciabilità, la sostenibilità e l'etichettatura. Qui è riportata la classifica Rompiscatole di Greepeace a seguito dell'indagine di marzo 2012, i progressi nelle etichette dopo 2 anni (marzo 2014) a seguito della prima campagna, ed infine la nuova classifica aggiornata al 2015. Nella prima indagine si evince come, anche se alcuni produttori sono più trasparenti ed attenti ai metodi di pesca rispetto ad altri, nessuno di essi purtroppo si può dichiarare "sufficiente" in materia. Nell'ultima indagine si può vedere come alcuni produttori abbiano recepito l'importanza di adottare maggiore trasparenza e sostenibilità, tali marche andrebbero preferite, sempre considerando che la pesca del tonno rimane ad oggi altamente insostenibile, per cui dovremmo pensare anche ad una riduzione del suo consumo in primis, cosa che comunque avverrà in futuro in modo forzato per via della crescente scarsità della specie.

Ancora una volta la scelta del consumatore è un potere che fa la differenza.

Fonti: www.greenpeace.com


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