Il mondo senza soldi

Il denaro è veramente necessario per vivere?

Cos'è il denaro? Sembra quasi assurdo porsi questa domanda, tutti risponderebbero “un mezzo con cui è possibile scambiare merci e servizi senza la limitazione del baratto”. E già, perché il baratto non era proprio facile da utilizzare in quanto presupponeva che le merci fossero disponibili nello stesso momento e nelle giuste quantità. E così era impossibile in passato poter barattare un ortaggio estivo con ad esempio un frutto invernale. L'oro, essendo ritenuto molto prezioso veniva usato spesso come moneta di scambio, tanto che diventò una specie di garanzia su ciò che arrivò successivamente, ovvero le monete prima (che erano d'oro) e le banconote successivamente. Garanzia in quanto la moneta emessa da uno stato aveva un'esatta corrispondenza con la riserva aurea nazionale, cosa successe da un certo punto in poi è molto semplice. Senza sconfinare nei soliti discorsi che coinvolgono banche, debito e quant'altro possiamo semplicemente affermare che da un certo punto in poi la moneta in circolazione non ebbe più una corrispondenza in oro come garanzia. Così la moneta emessa è continuamente soggetta a svalutazione e a tutte le conseguenze che qui poco c'interessano. E non c'interessano perché vorremmo fare un passo indietro e porci alcune semplici domande: cosa ci serve per vivere? Biologicamente diremmo cibo ed acqua, ma certamente anche una casa dove vivere, degli abiti per coprirci e così via... Tutte cose che non sono composte né da oro né da pezzi di carta filigranati. Che valore ha un pezzo di carta che non ha nessuna corrispondenza con un bene reale? E l'oro è davvero un bene reale valido? Beh, forse sarebbe meglio considerare le risorse reali che ci servono per vivere più che un metallo che seppur molto bello non ci serve a nulla. Perché non consideriamo ad esempio il terreno come una risorsa a garanzia del denaro? Non sarebbe più logico? Ad ogni modo in questo articolo si vuole cercare di far capire come in realtà si potrebbe vivere senza il bisogno di soldi e come questi abbiano un valore solo in quanto siamo noi stessi ad attribuirglielo.

Prendiamo come esempio una piccola comunità di 10 persone dove ognuno ha la capacità di produrre qualcosa, ovvero dove ognuno ha un proprio lavoro. Per semplificare la cosa riduciamo la produzione ai soli beni essenziali, ovvero acqua e cibo. Diciamo che otto tra queste persone producono frutta ed ortaggi, mentre una persona il formaggio e l'ultima ha il compito di prendere ogni giorno l'acqua alla fonte per la piccola comunità. Da notare come non vi è la sola produzione di beni ma anche l'erogazione di un servizio. A questo punto la comunità decide un valore ad ogni bene e servizio in base al bisogno della comunità e alle risorse impiegate  (ad esempio il tempo impiegato ma non necessariamente). Infine la comunità adotta una sorta di “libro contabile” dove tiene traccia di tutti i valori scambiati tra le persone segnando crediti e debiti di ognuno. Così la persona A “compra” 1 Kg di pomodori da B, il quale può comprare 1 Kg di patate da C e così via fino a chiudere il cerchio. Eccezione sarà per il fornitore di acqua che riceverà una piccola somma di valore da ognuno che poi deciderà come spendere. In sostanza in questo sistema abbiamo creato una moneta fittizia che serve solo a conteggiare i reali beni scambiati, per cui senza produzione di beni abbiamo zero debiti/crediti (nessuna moneta in circolazione) mentre se i beni aumentano abbiamo come si suol dire un'economia che gira, con creazione di debiti e crediti che all'interno di un certo arco temporale (diciamo un anno visto che parliamo di ortaggi e frutta) avranno per tutti un bilancio finale nullo. La cosa fondamentalmente diversa di questa economia è che gira esclusivamente sui reali bisogni della gente, nessuno potrà produrre più beni di quanti ne servono in quanto sarebbero semplicemente sprecati. Per cui la persona B non potrà aumentare a dismisura la sua produzione di pomodori in quanto nessuno li comprerebbe e non potrà di conseguenza accumulare “valore virtuale”. Il valore creato gira necessariamente e non si ferma da nessuna parte proprio perché rappresenta un bisogno. A questo punto possiamo provare ad allargare questo esperimento mentale anche ad altri beni e tentare di risolvere altri problemi che sicuramente sorgerebbero spontanei nella mente del lettore: cosa accade se una di queste persone cominciasse a produrre anche per persone esterne, ovvero per un'altra comunità? Sarebbe in grado di accumulare valore all'esterno per poter avere più potere all'interno? La risposta è molto semplice: immaginiamo che B incrementi la sua produzione di pomodori (impiegando più tempo) e dato che la comunità non ne ha bisogno in tali quantità egli decida di venderli all'esterno. All'esterno però accumulerà un credito che non avrà alcun valore all'interno in quanto con quel credito potrebbe solo comprare dagli altri 9 una quantità maggiore di beni di cui non ha bisogno. Non avrebbe senso comprare 2 Kg di patate se solo 1 Kg è realmente necessario. Con questo sistema quindi quel credito sarà “spendibile” esclusivamente nella comunità dove esso è stato generato, come se si creassero tante monete locali quante sono le comunità esistenti, implicitamente incompatibili tra loro. In realtà non è esattamente così e vale la pena continuare a ragionare sull'esempio. Mettiamo quindi che B raddoppi la sua produzione e produca un surplus di pomodori che vende all'esterno e che con il suo credito acquisti delle arance che invece non sono presenti nella comunità di partenza. Quello che B potrebbe fare è rivendere le arance all'interno della comunità creando un bisogno e accumulando ulteriore credito reale, dato che stavolta la comunità ha bisogno sia di pomodori che di arance. Potremmo pensare quindi che B abbia trovato il modo di “guadagnare” di più ma in realtà i crediti accumulati con le arance sarebbero sufficienti a comprare tutto ciò di cui egli ha bisogno per vivere e B cesserebbe la sua produzione di pomodori destinati alla comunità, mantenendo la sua produzione esterna per comprare le arance da rivendere all'interno. In pratica per B non è cambiato nulla, mentre di fatto la comunità ha ora una persona in più che produce arance, per cui ciò che all'inizio dell'esempio veniva vista come una comunità chiusa si è dimostrata essere un qualcosa di espandibile naturalmente ed in base ai soli bisogni reali.

Possiamo pensare ad un'applicazione reale partendo da questo esempio? In fondo cos'è necessario saper fare? Saper fare qualcosa che sia utile ad altri, che tradotto significherebbe avere un lavoro, in un momento in cui sembra scarseggiare... Sicuramente non è un passo facile e digeribile ai più, e certamente può essere difficile pensare ad un mondo come il nostro che funzioni con questo tipo di economia alternativa... Ma come spesso accade, i cambiamenti globali non sono altro che la somma di tanti cambiamenti locali e personali, e non c'è niente di meglio che un buon esempio pratico e funzionante per convincere chi ci sta intorno che la cosa è possibile.

In conclusione lanciamo un'idea certamente stimolante: e se smettessimo anche di conteggiare i valori scambiati?


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