Evoluzione silenziosa

Partecipazione, consapevolezza e cambiamento

Democrazia diretta


Uno dei punti fondamentali del movimento "Indignados" che si sta diffondendo in tutto il mondo è la "democrazia diretta" in particolare nella sua forma assembleare orizzontale dove tutti possono liberamente esprimersi e confrontarsi con pari diritti. L'assemblea popolare diventa così il momento decisionale e nessun organo rappresentativo viene delegato a decidere per essa. Non esistono leader, ne elezioni ed eletti, ne maggioranze e minoranze. Ciò funziona molto bene a livello locale o in contesti ristretti, ovvero quando il numero di partecipanti è limitato, ma porta inevitabilmente a considerazioni sulla sua reale applicabilità in contesti territoriali o tematici più ampi.
La gestione di questo tipo di democrazia è sicuramente molto complesso e fonte di dibattito, è difficile capire se possa diventare realmente un metodo applicabile ed efficace. Forse potremmo semplicemente essere davanti, come spesso accade, ad un momento di transizione in cui anche questo sistema democratico pensato per risvegliare la partecipazione popolare sia superato con qualcosa di più ampio e funzionale. E' il fascino dell'intelligenza collettiva.
Ma perché la democrazia diretta? Per quale motivo si sente l'esigenza di una nuova forma democratica? In questo sistema rappresentativo tramite elezioni eleggiamo delle persone a rappresentarci per un certo numero di anni, durante i quali non abbiamo più nessuna possibilità di scelta. Insomma siamo veramente partecipi solo nel momento delle elezioni. E cosa succede poi? Ovunque è evidente come la classe politica possa poi svolgere indisturbata tutte le azioni che vuole, spesso non per il popolo ma per interessi personali o delle caste.
Abbiamo quindi pian piano imparato ad accettare questo sistema in cui non siamo poi così determinanti. La gente ha smesso non solo di partecipare ma anche di informarsi. In modo del tutto programmato ci hanno annichilito e addomesticati con la unica mera illusione di poter cambiare qualcosa in quei cinque secondi in cui mettiamo una croce su una scheda. Abbiamo in quel momento deciso di delegare ad altri, partiti e politici, tutte le nostre scelte fino alla prossima votazione, in cui saremo di nuovo finti giudici di un operato che non cambia mai.
Bene, la democrazia diretta è per ora l'esigenza di far tornare il popolo ad una partecipazione attiva, di dare il proprio contributo esprimendosi quanto più possibile, di non accettare passivamente ciò che ci viene detto ogni giorno tramite i media ed a riprendere consapevolezza che anche noi stiamo in questo mondo e abbiamo voce in capitolo. Il popolo non è un concetto astratto ma un'insieme di individui che per definizione forma la maggioranza di una nazione.
Ma qual è il vero senso della democrazia diretta? E' veramente il sistema democratico che ci interessa o esiste un valore ancora più profondo che dobbiamo capire e assimilare? La vera essenza di ciò che sta accadendo in questo processo storico è la "non delega", la democrazia diretta è soltanto un contenitore di questa essenza e per questo dovremmo concentrarci su cosa significa veramente non delegare.

Consapevolezza e cambiamento


Ogni giorno lavoriamo per produrre qualcosa, consumiamo cibo e bevande acquistandole, compriamo ed usiamo ciò che ci serve per la nostra igiene e per la nostra casa oltre che vestiti ed altri oggetti di uso comune, guardiamo la TV, leggiamo, ci spostiamo da un posto all'altro usando un mezzo di trasporto, consumiamo energia elettrica e fonti fossili, facciamo attività ricreative con gli amici, e così tante altre cose... Ogni giorno facciamo una enorme quantità di azioni e scelte alle quali non diamo importanza. Ci soffermiamo mai a pensare quali ripercussioni hanno queste nostre scelte? Cosa cambia se compro questo oggetto invece che quest'altro? Cosa c'è dietro a ciò che sto comprando o usando? Mi occorre veramente questa cosa? Sembra un discorso semplicistico ma se sviscerato ed interiorizzato ciò che vi è dentro è illuminante.
Prendiamo l'esempio più semplice, un qualcosa che tutti i giorni sicuramente facciamo, ovvero comprare alimenti per mangiare. I prodotti che acquistiamo generano rifiuti, usa e getta, e noi li gettiamo come ogni bravo cittadino moderno. Se siamo più sensibili nella differenziata (se esiste) altrimenti nel cestino dei rifiuti, o se siamo dei cafoni direttamente per terra. Beh che differenza c'è? Li abbiamo comunque gettati via, abbiamo delegato a qualcun altro la sua gestione. In poche parole non abbiamo voluto prenderci la responsabilità di ciò che era nostro e ci era scomodo. Quel rifiuto è diventato responsabilità di altri, i quali ora si sentono in diritto di farne ciò che vogliono perché siamo stati noi a delegarli. Possono riciclarlo guadagnandoci sopra, ma possono anche gettarlo in una discarica o incenerirlo guadagnandoci ancor di più, e intanto l'inquinamento aumenta.
Pensate ora a quante scelte facciamo ogni giorno per comprendere come siamo stati sapientemente portati alla delega di tutto, non solo dei nostri presunti rappresentanti. Immaginiamo cosa accadrebbe se cominciassimo a scegliere in modo consapevole ogni giorno, acquistando in modo da ridurre i rifiuti, privilegiando chi produce in modo sano ed etico, magari prodotti locali, eliminando così anche le multinazionali del potere che sfruttano selvaggiamente territori e popolazioni, in grado spesso di controllare interi governi. Potremmo pensare che le nostre azioni siano solo una goccia nel mare continuando a ritenerle insignificanti seppur giuste, ma in questo caso dobbiamo anche prendere coscienza che ci stiamo ritenendo noi stessi insignificanti. "Il cambiamento deve avvenire prima in noi e poi nella società" dicono gli Indignati di tutto il mondo. Bene, mettiamolo in pratica, facciamo veramente nostro il concetto di "non delega" sforzandoci di cambiare le nostre abitudini, per poi avere la capacità di trasmetterle ad altri tramite dimostrazioni pratiche. Pensate cosa succederebbe se non ci fossero più rifiuti sui quali speculare, o dipendenze energetiche con le quali tenerci al guinzaglio, o ancora se smettessimo di comprare prodotti di determinate multinazionali e acqua in bottiglia. Rifiutiamo il mondo che ci viene calato dall'alto in cui tutto è già appositamente pronto e confezionato su uno scaffale per incentivare la nostra vita frenetica. Una vita che ci toglie salute e spazi per noi stessi, che deve darci l'unica soddisfazione nel consumare, facendoci perdere il contatto umano con chi ci sta intorno e con la nostra stessa terra. Riappropriamoci della nostra vita e della nostra salute.
Certamente è un processo lento e non banale perché ormai siamo assuefatti a questo stile di vita, probabilmente rimarremo sconvolti nel realizzare tutte le implicazioni del nostro agire. Penseremo che cambiarle sia troppo difficile o addirittura impossibile. Ma non dobbiamo scoraggiarci, proviamo ogni giorno a migliorare qualcosa, cominciando gradualmente dalle piccole cose per passare al momento giusto a scelte più importanti, diffondiamo più possibile le nostre nuove pratiche, facciamo vedere agli altri che è possibile realmente cambiare diventandone la dimostrazione pratica. E anche nelle ingiustizie che vediamo tutti i giorni dobbiamo reagire, alziamo la testa, non accettiamole passivamente aspettando che qualcun altro lo faccia per noi perché anche questo significa delegare. Ogni nostro comportamento determina il mondo in cui viviamo. Ed anche se solo una parte minoritaria della popolazione adottasse comportamenti eticamente corretti e sostenibili agiremmo direttamente sul sistema determinandone uno spostamento del suo asse, un cambiamento negli equilibri al quale di conseguenza tutti dovrebbero sottostare. La minoranza può agire ed avere potere sulla maggioranza.
Se ci riflettiamo bene ci accorgiamo che alla radice di tutti i nostri problemi non c'è ne la politica che è controllata dalla finanza, ne tantomeno la finanza e l'economia stessa che esistono in quanto generate proprio da noi stessi per lo scambio di beni e servizi che ci sono necessari o che ci vengono fatti credere necessari. Il sistema non è un qualcosa di astratto contro cui combattere in piazza. IL SISTEMA SIAMO NOI E SI ALIMENTA DI DELEGHE. Quello stesso 99% di persone schiavo del sistema è quindi il sistema stesso, causa ed effetto di un unico circolo vizioso. Il nemico contro cui combattiamo siamo prima di tutto noi, padroni e schiavi al tempo stesso. Partiamo da questa nuova consapevolezza, unico modo per cambiare il mondo.

Che la Rivoluzione silenziosa abbia inizio


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